L’ARTE DI PENSARE

PENSARE

Maralba Focone nutre una particolare attenzione per la tribolazione, per i tormenti generati da pensieri che affollano la mente in maniera persistente.

L’artista è capace di instaurare una magica empatia con le persone alle prese con problemi di ogni sorta, una sensibilità che le consente di declinare sulle tele uomini e donne deformi, piegati e trasformati dal peso dei pensieri, con gli occhi chiusi e l’espressione affranta di chi ha mille domande a cui non trova risposta, di chi è stato preso a calci dalla vita troppe volte per avere ancora il coraggio di rialzarsi.

Figurazioni e colori che ricordano il periodo blu di Picasso o alcuni aspetti di Modigliani, con un’attenzione all’umiltà figlia della vocazione di Van Gogh.

Accostamenti importanti, per una pittrice importante, di un livello elevato, che si può definire senza alcun dubbio Artista.

E agli individui dipinti, la Focone dona mani abnormi, dalle dita nodose ed eccessivamente allungate, dei veri e propri artigli grazie ai quali i protagonisti di queste figurazioni danno l’idea di cercare un appiglio a cui aggrapparsi, proprio nella speranza di una relazione empatica, di un’attenzione non facile da ottenere nella società odierna, in cui l’egoismo è all’ordine del giorno.

Attraverso una visione espressionista, Maralba Focone si dimostra poco incline a dar peso a ciò che è catturato dal senso della vista, in virtù di un’attenzione che, invece, ella focalizza oltre lo strato apicale della pelle, fino a illuminare l’anima.

Infatti, per dare forma alle sue figure umane, la Focone non perde tempo a trovare le tonalità più realistiche per rappresentare gli abiti e gli sfondi, ma genera opere monocromatiche, in cui a prevalere sono i contorni di corpi che sembrano giungere da altre dimensioni, dando forma a visioni oniriche capaci di cogliere l’essenza delle persone, l’interezza delle loro emozioni e delle loro angosce, invece che dei tratti somatici.

La testa di questi individui è quasi sempre curva, con le spalle che sembrano sprofondare sotto il peso di una serie infinita di sbagli ai quali la Focone pare voler dare un senso, decifrandoli, in modo da trovare una soluzione.

Tali figurazioni sono una metafora della società contemporanea, in cui tutti inseguono il successo, l’accumulo di beni materiali, allo scopo di somigliare ai modelli ottriati dai media, ai nuovi eroi a cui ci invitano a ispirarci, illudendoci con immagini di vite da sogno.

Ciò genera un mondo frenetico e grottesco, in cui gli esseri umani sono tutti nemici tra loro, in una perenne guerra per arraffare le migliori maschere sul mercato, in modo da recitare i ruoli più ambiti per giungere allo status più desiderato.

Di conseguenza, persino il tempo diventa a uso e consumo della società, che gli dà un valore, trasformando anche gli attimi in denaro, fino a ritenere buttato via un semplice minuto di attenzione verso i più deboli, verso chi non ce la fa e vive momenti di disagio.

Maralba Focone, invece, ci invita a ricollegarci con la parte più spirituale e intimista di noi stessi, per riprendere il senno e l’umanità perduti, in modo da prestare attenzione a chi vive tribolazioni, anche quando chi soffre patisce per demeriti e sbagli propri, perché quei volti carichi di tristezza, in futuro, potrebbero essere i nostri, quando, allora, le dita a forma di artigli di quelle figure diventeranno le nostre mani, bisognose di braccia forti a cui aggrapparsi per tornare alla vita.

L’angoscia che si prova osservando le opere dell’artista piemontese è l’accesso verso i luoghi più sinceri dell’empatia, sulla strada che ci ricollega alla parte più umana di noi stessi, per ricondurci a casa.

E Maralba Focone affronta il senso di solitudine che affligge chi è depresso anche nelle sue raffigurazioni di borghi, nei quali spesso si ritrovano gli stessi protagonisti delle sue figure, sempre soli e piegati dagli eventi.

I borghi della Focone si caratterizzano per serie di tetti, di case dai muri addossati gli uni agli altri, senza soluzione di continuità, in cui le strade si trasformano in percorsi illogici e labirinti in cui perdersi, nei quali l’artista è capace di far rivivere a chi osserva le sue opere le stesse angosce, le medesime paure e tribolazioni che è capace di declinare sulle tele.

 

 

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