Maralba Focone al Campidoglio

Maralba Focone al Campidoglio

Il 12 giugno, l’arte della pittrice torinese, Maralba Focone, è stata protagonista al Campidoglio, a Roma, nella sala Protomoteca, dove, all’interno di un evento di ampio respiro, di scambio interculturale tra Iraq e Italia, le sue opere hanno arricchito un pomeriggio ricco di cultura e di suggestione.

di Pasquale Di Matteo, Critico d’Arte

In una giornata torrida, in cui la primavera inoltrata è finalmente riuscita a lasciarsi alle spalle il maggio più piovoso che si ricordi, l’artista Torinese, Maralba Focone, è salita al Monte Capitolino, il Campidoglio, uno dei luoghi in assoluto più importanti, insieme al Quirinale, alla Camera e al Senato, in cui un artista possa mai sognare di esporre.

Da questo luogo, infatti, deriva li termine inglese capitol, con il quale vengono identificati tutti gli edifici governativi del mondo, così come capitale è il sostantivo con il quale ci si riferisce alla città in cui sono collocati i ministeri di un Paese.

Intorno alle diciassette, presso la Sala Protomoteca del Campidoglio, aveva inizio l’evento, con l’introduzione del relatore, il giornalista Giò Di Giorgio, che ha presentato l’evento generale, di scambio interculturale tra Italia e Iraq, ringraziando Maralba Focone per aver fatto parte dello stesso con i suoi colori, prima di invitare a salire sul palco il Critico d’Arte, Pasquale Di Matteo.

Questi, dopo aver ricordato che nello stesso luogo, il 25 marzo 1957, venivano siglati i Trattati di Roma, con i quali si dava vita alla Comunità Economica Europea, ha spiegato i motivi per cui Maralba Focone è senza dubbio una delle massime espressioni artistiche dell’arte contemporanea del nostro Paese.

L’arte di Maralba Focone, ha detto Di Matteo, è un tuffo nella profondità dei suoi mondi onirici, laddove emozioni e sensazioni elaborate dal proprio inconscio si fondono con la realtà proiettata dal senso visivo, dando luogo a riflessioni del presente sulle tele che sono pillole di Filosofia.

I colori di Maralba Focone sono frasi sussurrate all’anima di chi ha la pazienza di osservare e lo spessore culturale per stabilire un contatto empatico con le sue figurazioni assorte, i borghi privi di via d’uscita e le nature senza tempo.

Le cromie della Focone sono il risultato di una raffinata ricerca, che, negli anni, ha reso l’artista capace di catturare la luce, trasformandola in strumento comunicativo, con quelle spatolate che sono sillabe danzanti della grammatica del colore.

L’artista, proprio attraverso un uso particolare di cromie, che rimandano ai periodi blu e rosa di Picasso, è in grado di trasmettere con potenza il proprio messaggio di denuncia, ma anche di speranza.

Maralba Focone, come già Van Gogh e Picasso nel secolo scorso, è fortemente ancorata al suo tempo, con un occhio di riguardo per gli ultimi, i più deboli, gli emarginati.

Infatti, le sue figurazioni danno forma sempre a persone catturate nell’atto di pensare, piegate dal peso di pensieri che affollano la mente e che non danno la possibilità di vivere serenamente.

Sui supporti della Focone, tali figure sono rappresentate sole, con colori che legano l’individuo all’ambiente, dove i tratti racchiudono l’anima, tralasciando l’orpello del senso della vista, per sfondare lo strato apicale, confluendo nell’essenza dell’anima.

La stessa angoscia e lo stesso senso di solitudine si ritrovano anche nei borghi, che la Focone ci propone con un groviglio di muri, case e vicoli che si addossano, non lasciando spazio a vie d’uscita, a orizzonti da inseguire, né a punti di riferimento, stratagemma con cui l’artista ci lascia vivere la stessa situazione di cui è carica la sua poetica, trasformando la sua arte in metafora di vita.

Le stesse nature, risultano legate all’ambiente, con tocchi di colore che immortalano immagini senza tempo e hanno il sapore di un’epoca lontana, quasi l’artista volesse ricondurci tutti ad avere maggior rispetto del passato, invece di inseguire un presente frenetico che produce le controindicazioni enunciate nelle figurazioni e nei borghi.

Maralba Focone esprime il proprio amore per la vita e per tutta l’umanità, declinando il suo messaggio in opere d’arte, ovvero l’augurio che il senso di solitudine e l’angoscia possano non trovare più spazio nella vita degli uomini

Pasquale Di Matteo ha anche spiegato che Maralba Focone, attraverso le sue cromie senza tempo, sembra proprio invitarci a cercare un modo per emanciparci dalla schiavitù del tempo, che controlla ogni aspetto della nostra vita: da quando dobbiamo nutrirci, al sonno; dal lavoro, agli appuntamenti mondani; dalle vacanze, agli hobbies.

Maralba Focone ha riempito tutto lo spazio all’ingresso della Sala Protomoteca, con alcune delle sue opere a spatola.

L’evento, organizzato dalla sempre impeccabile Curatrice, Anna Maria Brazzò, ha visto la partecipazione del meglio di quanto possa offrire la mondanità romana, sia sotto il profilo artistico, sia culturale.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *