Opere

IL FUORI E L’OLTRE
Un artista può raccontare o raccontarsi.

“Può rinunciare per un momento al proprio panorama interiore per disegnare uno condiviso – oppure trascinarci in una inopinata esplorazione delle vie segrete – nelle cui ombre solo lui può orientarsi per trasmetterci il brivido dell’altrove. Due opposte possibilità, tra le quali oscillare senza districarsi: anche qui presenti. E una donna il cui destino è disegnato da due nomi fusi in uno solo non può che dibattersi tra queste polarità – tra l’essere fuori, sulla linea dell’orizzonte, a tracciare analitici paesaggi immaginari e brulicanti oppure oltre, in zone più rarefatte dell’essere, a condensare per quanto possibile essenze più sottili in sintesi inquiete. M. attua la consapevole eliminazione di ogni orpello, dandosi a criteri che non sono altrimenti definibili se non archestesie del sentire, e offre veli di antichi rammarichi e mute allegorie di lamenti. Cristallizza infelicità senza desideri in definite gerarchie del pallore e dell’evanescenza e piega alla pesantezza della materia allegorie di anime contemporanee – anime morte. insomma. Il disagio del trascinato visitatore di questa dimensione dell’oltre deriva dal sostare davanti a qualcosa che riconosce e vorrebbe perciò cacciare nel non visibile, per non finire a specchiarcisi. .De te fabula narratur. Allora meglio avviarsi, secondo quanto dice il poeta, in un’estasi di tabacco ad ammirare i monumenti discutere gli ultimi avvenimenti… Allo sguardo compiaciuto si offrono agglomerati pastello, sfondi di presepe, reminescenze di fondali quattrocenteschi. con un senso dell’ordine che sarebbe piaciuto a Gombrich e un dettaglio che soddisfa il desiderio di affabulazione che godiamo da bambini. Ma forse l’intrico dei muri non offre vie sicure, (o non ne offre affatto?) e costringe a torsioni e passaggi spericolati. a volerne penetrare il senso oltre l’affabilità. Forse. più che un fuori, anche questo è un oltre del tempo e della dimensione usuale, un luogo di possibili incontri Rassicurati – o forse pericolosamente attratti da quella dimensione particolare della grazia che è, come ognun sa, il minuscolo”.

Barbara Bernardi